Corpo, amore e odio_Carlotta Pinto
Una mente, una Voce

Corpo, amore e odio

Gambe, fianchi, braccia, viso. L’accompagna dalla nascita. Hanno vissuto la stessa infanzia, la stessa adolescenza, ora l’età adulta. Compagno viscerale, contenitore di emozioni e sensazioni. La sostiene, padrone del movimento, la fa sentire viva. Il Corpo, per cui prova amore e odio.

L’amore per le sensazioni e le esperienze vissute.
Lei ricorda la volta in cui ha nuotato per la prima volta. L’impatto con il freddo. Il Corpo non aveva peso, nessun legame. La libertà si era insinuata nelle braccia e nelle gambe. La pelle ormai calda torna all’origine. A prima della nascita.

Gli abbracci dei primi addii. Quando il Corpo trova sostegno e parole in un altro corpo. Il contatto con l’erba e la spiaggia. Le ginocchia e le mani umide, i capelli bagnati dalla pioggia.
Il sapore delle fragole, assaggiate dopo averle immerse nello zucchero. L’aroma del vino bianco.

E le volte che si è sentita desiderata davvero. Le volte in cui il Corpo è diventato il soggetto per altri occhi, per altre mani. Un quadro da ammirare, un’opera da scoprire. La curiosità nasce dalla bocca, esploratrice che viaggia, riceve e dona in una dimensione priva di catene ed etichette.
Il Corpo torna alle origini e osserva il futuro.

Gli atti d’amore con il Corpo sono fotografie di momenti, custoditi sottochiave con tutti i loro odori, sapori e suoni. La mente le rispolvera in alcune occasioni. È con l’odio il dialogo continuo.

L’odio pare essere nato appena sottopelle, tra il ventre e la pancia. Durante l’infanzia era cieco, senza speranze. Disarmato, innocente. Nell’adolescenza ha scovato il suo nutrimento. Ha scoperto di avere denti e unghie, si è aggrappato alla vita come un sopravvissuto.
Si tratta di un’entità senza voce, Lei ricorda di averla sentita parlare ma non ricorda il suono delle frasi. Forse non sono mai state pronunciate, pensa. L’odio le ha trascritte, con le unghie, da qualche parte dentro il Corpo. Le ha covate da qualche parte e lì sono rimaste. Incise e conservate.

Sono promesse che hanno iniziato a bruciare davanti allo specchio, con e senza vestiti. Poi davanti agli occhi degli altri.
Prendono vita di notte e davanti al cibo. Crescono finché il Corpo stesso non inizia a chiedere pietà. Prega, come in Chiesa. Chiede di intervenire, Lei lo ricorda.

Le promesse diventano regole a un certo punto, quando l’adolescenza è già volata via. C’entrano i numeri, il peso. Del cibo, del corpo.
Il numero deve scendere.
I vestiti devono allargarsi.
Il Corpo deve sparire.

Le leggi da rispettare non sono uguali per tutti, lo scopre la prima volte che ne parla con altre persone. Alcune sì, e restano anche quando l’odio si assopisce. Sono simili a dei tic, Lei non ci fa neanche caso. Sono lì, presenti, parte della quotidianità.

Il numero sulla bilancia deve essere quello, sempre. Non di più, va bene se di meno. Meglio togliere, sottrarre. Sottrarsi al suo stesso Corpo.
Allo specchio osserva sempre gli stessi dettagli, con quel movimento della testa che la rende simili alla sé adolescente. Anche se oggi è adulta.

Conosce il Corpo, l’amore e l’odio. L’eterno dialogo che l’ha allontanata dalla vita e poi l’ha voluta di nuovo con sé.

Freelance con una sola destinazione: la scrittura, in tutte le sue forme. Da quella per il web a quella sulla carta.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *